
Non è da tutti avere il privilegio di ascoltare una delle voci più autorevoli nel panorama della fisica applicata alla medicina: Piergiorgio Cerello. Un uomo che unisce la competenza dello scienziato alla concretezza delle sue radici gattinaresi, e che ci ha accompagnati in un viaggio affascinante dentro una delle frontiere più avanzate della lotta ai tumori: l’adroterapia.
Adroterapia. Molti non avevano mai sentito pronunciare questa parola, eppure dietro quel termine si nasconde una rivoluzione silenziosa, una speranza concreta per pazienti che affrontano tumori difficili, radioresistenti, o collocati in zone del corpo dove la chirurgia non può arrivare. Cerello ha saputo raccontarcela con una chiarezza rara, trasformando concetti complessi in immagini comprensibili, senza mai perdere il rigore scientifico.
L’adroterapia, ci ha spiegato, non è una semplice evoluzione della radioterapia tradizionale: è un cambio di paradigma. Non più raggi X che attraversano il corpo distribuendo energia lungo tutto il percorso, ma protoni e ioni carbonio, capaci di viaggiare veloci fino a raggiungere il tumore e liberare lì, esattamente lì, tutta la loro potenza terapeutica. Una precisione che significa colpire il male e ridurre gli effetti collaterali.
Cerello ci ha portati dentro il cuore tecnologico di questa terapia: il sincrotrone del CNAO di Pavia, un anello di 80 metri in cui le particelle compiono 30.000 chilometri in mezzo secondo per raggiungere l’energia necessaria.

Ma il suo intervento non si è fermato alla tecnologia. Ha tracciato la storia della diagnostica per immagini, ricordando come in poco più di un secolo siamo passati dalla prima radiografia di Roentgen alla TAC, fino agli scanner ibridi PET/CT. Ma, i veri passi avanti non sono solo nelle macchine, ma nella capacità di integrarle in percorsi terapeutici sempre più personalizzati, sempre più rispettosi della complessità del paziente.
L’adroterapia è particolarmente indicata per tumori radioresistenti, pediatrici o situati in sedi critiche. Una terapia che non è per tutti, ma che quando è indicata può fare la differenza.
E poi, quasi a ricordarci che la scienza non cancella le radici, Cerello ha condiviso un traguardo fortemente voluto: la laurea in Viticoltura ed Enologia, sottolineando così il legame profondo con Gattinara. Un dettaglio che ci restituisce l’immagine di uno scienziato completo, capace di muoversi tra acceleratori di particelle e filari di nebbiolo con la stessa naturalezza.

