
In nome dell’inclusione, escludiamo il festeggiato.
Sono le parole di una signora albanese musulmana di Reggio Emilia: “Non so a chi sia venuta l’idea di togliere il nome di Gesù dai canti di Natale, ma quando l’ho saputo dalla chat di classe della scuola Don Bosco sono rimasta allibita, sconvolta come tutti. Se si vive in Italia, bisogna accettarne anche tradizioni e cultura. Ho scelto l’Italia come luogo in cui vivere, perché non è un Paese estremista, è un posto dove le differenze convivono senza forzature. Ma ho l’impressione che, lentamente, le cose stiano cambiando in peggio”.
A Gattinara durante la novena i bambin delle scuole elementari stanno eseguendo in Chiesa canti di Natale. Una mamma musulmana: “Anche noi musulmani conosciamo e stimiamo Gesù figlio di Maria (Isa bin Miriam) come grande profeta e lo leggiamo nel Corano. (sura 19.) Siamo contenti di essere qui presenti a partecipare ad una vostra grande festa e saremo contenti di invitarvi a celebrare la nostra festa Eid al-Fitr a chiusura del mese del digiuno.
Il Natale, patrimonio culturale che appartiene alla nostra storia collettiva, può diventare un terreno fertile per l’incontro interculturale. Non è un invito a nascondere la festa per non offendere qualcuno: è un invito a renderla più ricca, più capace di raccontare l’umanità nella sua varietà.
Inclusione non significa uniformare, ma valorizzare. Diversità e inclusione sono due concetti distinti. Dire “siamo tutti uguali” rischia di cancellare ciò che rende ciascuno unico. La vera inclusione nasce quando riconosciamo che “siamo tutti diversi”, e che questa diversità è un bene comune, non un ostacolo.
Non è necessario rinunciare alla propria identità per accogliere quella degli altri: anzi, l’inclusione nasce proprio quando ciascuno porta con sé la propria storia, i propri simboli, le proprie tradizioni, e le mette in dialogo con quelle altrui.
Occorre educare i bambini alla complessità, ai bambini non va insegnato che le differenze non esistono, ma che le differenze sono normali e che il rispetto nasce dal riconoscimento, non dalla negazione.
Una comunità inclusiva non nasce dalla cancellazione delle differenze, ma dalla loro accettazione: ogni cultura porta un dono e il Natale può diventare il momento in cui questi doni si scambiano, le persone si incontrano, si riconoscono e si accettano creando armonia di voci diverse.
Allora possiamo chiederci : cosa e come vogliamo celebrare il Natale in tutto il mondo? Ce lo dice questa semplice filastrocca con il linguaggio inclusivo della Comunicazione Aumentativa Alternativa:

