Insieme per renderci utili alla comunità
 

Camminata solidale

Una giornata di sole si è fatta largo con ostinazione dopo i temporali, le grandinate e il vento gelido dei giorni precedenti. E così più di sessanta persone si sono ritrovate per la giornata DEI: In cammino verso l’inclusione. C’erano l’associazione Noi ci siamo, il Consorzio CASA di Gattinara e Santhià, la Croce Rossa, l’Associazione Sportiva Pescatori, i soci del Rotary Club, alcuni accanto ai partecipanti, passo dopo passo, altri a preparare l’accoglienza finale, ognuno con il proprio modo di prendersi cura degli altri.
In Piazza Paolotti si è creata una piccola festa: arrivi alla spicciolata, abbracci, saluti, sorrisi. Ancora increduli per quel sole che sembrava un regalo. Il tempo di una fotografia ufficiale e poi via, giù verso il Sesia, una carovana variopinta, un mosaico di colori, di voci, di passi, di ritmi diversi.

Il primo incontro col fiume è stato alla Ca’d’Assi. Lì ci attendeva Luigi, l’eterno ragazzo, il custode riconosciuto del fiume e delle estati gattinaresi. Ci ha raccontato storie raccolte in decenni di vita sulle rive: aneddoti, segreti, che solo chi ama un luogo sa vedere.
Mentre, tra gli ontani e il fogliame rigoglioso del poligono asiatico, il Sesia appariva e scompariva: ora placido, ora impetuoso sulle rapide, ora specchiato nei massi che si asciugavano al sole.
Poi sono arrivati i luoghi delle nostre estati: i Prearón, la Lama dal merlu, e infine La Colonia, per molti ricordo d’infanzia, per altri scoperta, per tutti un approdo.


Lì l’Associazione Pescatori ci ha accolti con una generosità semplice e concreta: tavoli pronti, bevande fresche, un sorriso per ciascuno. Ed è stato in quel momento, tra la stanchezza che scioglie le distanze, la fame e la sete che rendono tutti uguali, che ci siamo sentiti davvero un’unica comunità. Non c’erano più ruoli, etichette, abilità o fragilità: solo persone unite da una gioia condivisa.

Un’ unica musica ci ha accompagnato: il sottofondo del fiume e l’eco dei canti e dei balli di Christian, che, al ritmo delle sue terre africane, ha creato come un filo invisibile, un linguaggio universale che ha unito tutti. E così abbiamo capito che l’inclusione non è un traguardo: è un cammino fatto di piccoli gesti, di ascolto, di presenza, è una comunità fatta di differenze, che non dividono ma arricchiscono.