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Elogio del buon Governatore

Giovane più di quanto dica la sua età anagrafica, per quella freschezza dello sguardo che appartiene solo a chi non ha mai smesso di credere nella possibilità del bene. Propositiva più di quanto lasci intendere la sua umiltà, che non è timidezza ma pudore: il pudore delle anime che lavorano in silenzio, senza bisogno di ribalte. Empatica più di quanto suggerisca la sua naturale riservatezza, perché il cuore non ha bisogno di fare rumore

Sempre in ascolto che non è semplice cortesia, ma la capacità di cogliere la minima inflessione della voce, la più lieve esitazione del pensiero, la piccola increspatura che può turbare la fluidità di un dialogo. E allora lei interviene, non per correggere ma per armonizzare, per rimettere in sintonia ciò che rischiava di disallinearsi.

La sua militanza nel Rotaract, palestra di servizio e di amicizia, le ha acceso dentro creatività, passione, fantasia. Le ha insegnato che il gruppo non è somma di individui, ma una fiamma alimentata dal contributo di ognuno. Quel contributo che lei propone sempre  con fiducia, con gioia, perché è il suo modo di donare.

Il suo percorso di studi le ha affinato la sensibilità, l’amore per il bello, la capacità di riconoscere nelle opere dell’uomo ciò che i greci chiamavano kalòs kai agathòs: il bello e il buono insieme, perché il bello non è mai sterile ornamento, ma promessa di bene, la bellezza educa, solleva e ricorda all’uomo la sua vocazione più alta.

La storia dell’umanità ci ha consegnato un semplice ma profondo insegnamento: nel nostro passato è scritto anche il nostro futuro. La memoria non è museo, ma fucina. La nostra intelligenza ci permette di riconoscere gli insegnamenti del tempo e di farli fiorire nella nostra crescita.

In più, dentro di lei è maturato un impegno profondo: prendersi cura. È forse il gesto più nobile con cui la nostra specie si è evoluta: non la forza, non la tecnica, ma la cura; é quanto di più divino nobilita la nostra esistenza. Lei la custodisce, quella scintilla: non come un privilegio, ma come l’unica modalità per rendere la vita degna di essere vissuta

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