
Quella di giovedì 28 maggio, presso la nostra sede, è stata una conviviale interclub intensa e vissuta, condivisa con gli amici dei RC Vercelli, RC Viverone Lago, RC Biella e RC Vallemosso.Nel corso della serata la a Dr. ssa Luigina Carrella ci ha introdotto nelle attività ordinarie svolte dalla Lega del Filo d’Oro, associazione a sostegno delle persone sordocieche e pluridisabili sensoriali.La storia della Lega del Filo d’Oro nasce come un filo sottile e tenace, teso tra la fragilità e il coraggio.

A tenderlo per prima è Sabina Santilli, una bambina abruzzese che a nove anni perde vista e udito, ma non la voglia di vivere. I suoi genitori, pur poveri, credono in lei: la mandano a studiare, le aprono il mondo. Sabina impara il Braille, cinque lingue, e soprattutto impara a non arrendersi. Quando diventa adulta, nel 1964, insieme a volontari e a Don Marabini, fonda la Lega del Filo d’Oro, un luogo che restituisce voce, dignità e futuro a chi vive nel buio e nel silenzio. È lei, donna sordocieca, a firmare l’atto notarile: un gesto che sfida i pregiudizi e apre una strada nuova.

Da quel primo passo nasce un’organizzazione che oggi è presente in 13 regioni, con centri residenziali e sedi territoriali che accompagnano persone sordocieche verso una vita più autonoma. Ogni centro è un piccolo mondo costruito su misura: luci calibrate, silenzi protetti, spazi sicuri. Ogni persona è seguita con un rapporto quasi 1:1, perché ogni gesto, ogni progresso, ogni sorriso richiede tempo, cura, presenza.

La comunicazione diventa un’arte: lingua dei segni tattile, dattilologia, Braille, il sorprendente Malossi, gli oggetti che raccontano azioni, fino al nuovo linguaggio socio-aptico, capace di condensare concetti complessi in un tocco sul corpo. È un mondo dove le mani diventano occhi, orecchie, voce.
La Lega del Filo d’Oro vive grazie a donatori, volontari, operatori, quasi 800 persone: una comunità che ogni giorno sceglie di stare accanto a chi rischia l’isolamento. Il Marchio della Lega del Filo d’Oro,così come il nome, rappresenta “Un filo prezioso che unisce la persona sordocieca con il mondo esterno”. Ma c’è un significato più profondo dietro questa iconografia, le sfere piene, infatti, rappresentano le vie di comunicazione chiuse e precluse alle persone sordocieche con minorazione psicosensoriale. La sfera vuota, invece, rappresenta la via di luce, la possibilità di entrare in contatto con il mondo.
